L’arte di accendere la propria luce

Ero convinta di avere  un’anima speciale, di essere  una predestinata; ma ben  presto si è insinuato più di un  dubbio. Sono arrivata a  pensare di non avere nessun dono, e a sentirmi disanimata. Un’incapace, un niente, inadatta a vivere.

Chi può giudicare il valore di quello che fai della tua vita? Mi segue un senso di insufficienza, non vedo più il disegno, o lo vedo ed è sbagliato. Un corvo sulla mia spalla non fa che criticare, e io non riesco a cacciarlo.

Ma poi mi sveglio, il sole incornicia ogni atomo di oro, e mi sembra che si riavvicinino tutte le tracce di me, come un disegno sognato e poi visto.

Almeno metà dell’umanità pensa che star male sia normale, e non tenta neppure di alleviare la propria infelicità. Resta immobile e lascia che sia la vita a cambiarla, o gli altri. Crede che il destino, o la genetica, o le esperienze infantili abbiano scritto in modo immutabile ciò che sono e ciò che accade loro.

Invece le nostre cellule e le connessioni cerebrali si rinnovano costantemente; cambiamo incessantemente a livello emotivo, cognitivo, fisico. Nessuna delle mie cellule è più la stessa di quando avevo 17 anni, né i miei pensieri, né le mie abitudini: eppure sono ancora io. Molti cambiamenti li ho subiti, molti altri li ho – faticosamente a volte – voluti e conquistati.

Bruno Bara, docente di Psicologia all’Università di Torino, sostiene che occorre opporsi al disordine del mondo, scegliendo per se stessi una propria direzione. E’ una fatica enorme.

Sàlvati. Nessun altro può farlo per te. Non sai come fare. Eppure sai tutto. Tutto questo male non è l’ultima parola. Anche se non sai immaginare una trama credibile o desiderabile: conta l’essere, non il fare, ora.

Un sogno in cui ritrovi la tua voce, la sicurezza, la casa, la tua.

Se sapessi divertirti e giocare, e non avessi paura, forse potresti davvero salvarti.

Ma troppi, troppi strati ti separano dal tuo coraggio.

I vecchi schemi impediscono una conoscenza attuale, più ampia. Solo un’attenzione aperta , che non giudica, non controlla, permette di monitorare nel presente la realtà interna ed esterna, per conoscerla di nuovo. La vita è un cavaldonato, scriveva Salinger.

Se so che questo è un vicolo cieco, potrei non accorgermi che invece c’è modo di uscirne, anche se ci passo proprio davanti.

Se so che il compito non ha soluzione, smetto di provarci dopo pochi minuti. Anche se è facile.

Se so che non mi piace la torta di mele, non l’assaggio e ti offendi.

Se invece non so niente, accetto di esplorare.

Allarghiamo le maglie dei nostri filtri, lasciamo entrare qualche sorpresa! Senza spiragli, Cupido con la sua freccia colpirà solo l’armatura che ci imprigiona nella solitudine di ciò che già sappiamo, e noi non ce ne accorgeremo nemmeno. E non se ne accorgerà la nostra anima, che anela a dardi benedetti. Possiamo accorgerci di molti più dettagli, di tutta la ricchezza della realtà, di ogni anomalia, e di crepe e germogli, senza giudicare, con lo spirito di un uomo caduto sulla terra da un altro pianeta.

L’apertura permette il crearsi di nuovi circuiti sinaptici, di inediti percorsi neuronali, di più armonici collegamenti mentali,  più coerenti, più ricchi. In inglese si usa il verbo to fire: accendere, fiammeggiare, per indicare la vitalità degli impulsi biochimici ed elettrici della mente che si plasma e si ricrea fuori dai suoi modi default. Aprire la porta richiede, oltre all’attenzione e all’ascolto, simpatia (per se stessi, e per gli altri) e coraggio.

La mindfulness è l’arte di accendere la propria luce: si coltiva allenando l’attenzione aperta, accogliente, amorevole; è una funzione e una misura di manutenzione di fondamentale importanza.  Apprendere come praticarla aiuta ad aprire i filtri e lasciar entrare complessità, storie, sorprese, imprevisti.

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