Spegni tutto ed esci

È questo che io pavento – la Solitudine
le sue caverne e i suoi percorsi oscuri
che il Fattore dell’anima
disvelano – o sigillano –

(Emily Dickinson)

Immaginate la realtà come una fonte sovrabbondante e inesauribile di stimoli, di opzioni, di livelli di vita. Potremmo attingere sempre nuovi giorni, invece di solito vediamo quello che ci aspettiamo di vedere, o quello che cerchiamo inconsapevolmente, raramente di più. A volte di meno. Nel senso che siamo così immersi nel rimuginio, che ci si forma intorno una bolla spessa e opaca in cui si intrecciano pensieri ripetitivi, immagini ricorsive, emozioni stagnanti, e il mondo esterno, reale, è chiuso fuori, precluso, invisibile. Rinforziamo così i nostri schemi, vivamo riedizioni di storie già lette.

A volte non è solo il rimuginio, ma anche l’ipnosi dello schermo illuminato dell’iPhone o del computer, a isolarci dalla vita reale.

Quella luce, confortevole e amica, quelle abitudini di navigazione (ognuno ha i suoi percorsi preferiti) intrattengono piacevolmente la nostra mente in un non luogo e un non tempo, fino a farci dimenticare il corpo, le emozioni, gli altri.

Un lettore, Roberto, mi ha segnalato un video interessante.

https://www.youtube.com/watch?v=MfHfpqNUWaw

Spegni tutto ed esci. Ci vorrebbe una voce esterna che ce lo ricordi spesso, perché restare impigliati nelle maglie del web non è quasi mai una scelta. E’ appunto una sorta di ipnosi, che fa sì che si trascorra più tempo del previsto in trance, che guardare lo schermo sia un automatismo e non una delle opzioni del momento, che ci si senta costretti a seguire e leggere ogni cosa come ci si sente obbligati a divorare del cibo appetitoso anche se non si ha fame.

Ero immersa nella scrittura di questo post quando il mio cellulare ha suonato: era un’amica con cui avevo appuntamento, ma avevo scordato tutto, anche che ore fossero. Ho alzato gli occhi sul titolo: Spegni tutto ed esci. E’ rivolto a me dunque? A malincuore ho spento, e sono uscita. Faceva freddo, e non avevo molta voglia di parlare. E all’inizio è tutto un po’ farraginoso, come se fossi fuori allenamento, e non fossi più capace di “stare” con un’amica, a non “fare” niente. Ma come con la bicicletta, poi ci si ricorda e si pedala. Anche se vedo che per molti è difficile godersi il tempo in compagnia, quando si è soli da troppo. Prevale il giudizio, severo e doloroso, sugli altri o su di sé poco cambia. Sembra non si parli di nulla di vero, e allora è anche noioso. E’ tempo inutile, faticoso, falso. Eppure è la relazione il nutrimento che ci tiene in vita; bisogna reimparare a fidarsi degli altri e lasciare che l’incontro avvenga, autentico e imprevedibile, senza copioni e maschere. Non dobbiamo perdere le competenze relazionali, e l’unico modo è praticarle ogni giorno. ma se mi serve un’informazione è così più veloce chiederla a google che alla mia vicina di casa…

Lo stile di vita che l’uomo bianco si è costruito non rispetta il valore delle relazioni, che si logorano e inaridiscono. Si disimpara a coltivarle. Ma il bisogno resta, e l’infelicità della solitudine miete vittime insieme alla depressione. Spero che si rivoluzioni l’ordine delle priorità, nei prossimi anni. Credo che qualcosa cambierà, con le buone o probabilmente con le cattive.

Se non si sente più un contatto con nulla che abbia senso è anche perché ci si è isolati troppo.

La meditazione è una pratica individuale, ma necessita di un “sangha”, di una comunità di riferimento con cui a volte meditare insieme. E’ così per molte cose: è bello stare soli, se sentiamo  un’appartenenza, se sappiamo che intorno c’è vita e condivisione di umanità.

Il “bisogno di gruppo” fa parte dell’essere umano fin dalla preistoria. Un gruppo è un insieme di persone con un’anima comune, anche se per poco tempo. I gruppi di Facebook non sono surrogati possibili, hanno una funzione limitata, non ci si deve aspettare più di quello che possono rappresentare. Il cambiamento antropologico in atto è sottile, ma il video qui sopra e l’articolo che segue ne evidenziano la portata.

http://www.insostanza.it/solitudine-in-un-mondo-di-cellulari/

La tecnologia è una grande alleata in teoria. Con la rete si può trovare un passaggio in macchina, un’ospitalità a prezzo contenuto o addirittura gratuita. Si possono condividere rapidamente idee e inviti. E’ uno splendido mezzo per trovarsi, ma anche un sicuro modo per perdersi, se non ci ricordiamo che la vita è fuori dallo schermo, e adesso. Spegniamo tutto e usciamo il più spesso possibile.

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