“Non tornar sui tuoi soliti passi, basterebbe un istante”

Si, basterebbe un istante. Andavo al liceo, e questo pezzo di canzone mi aiutava a sospendere i circuiti mentali che mi intrappolavano ogni mattina. Mentre tu sei l’assurdo in persona, diceva Bennato, e io sorridevo, sentendomi sempre incongrua. Passavo davanti a portoni spalancati, eppure ero convinta di trovarmi in una strada senza uscita, per cui non li vedevo neanche. Ripercorrere le stesse strade o peggio gli stessi pensieri li consolida sino a farli diventare muri.

Scegliamo il giorno della liberazione, in cui scaraventare le nostre menti sopravvalutate nell’infinito cielo.

Eppure avremmo la forza e la capacità di cambiare modalità, ma il bisogno di coerenza assimila e inghiotte nel gorgo malefico del circolo vizioso ogni indizio di possibile rivoluzione. Gli altri dall’esterno cercano di mostrarci che ci sono prospettive diverse, più ampie, ma noi rifiutiamo categoricamente di afferrare la mano tesa e uscire dal mulinello. A volte accade anzi che trasciniamo chi ci è più caro nello stesso vortice involutivo. Accade nelle coppie, fra genitori e figli, al lavoro. Facciamo invece il primo passo, per intraprendere azioni controintuitive di risveglio dagli automatismi, di riconnessione con la fonte generosa della realtà.

Un giorno credi di essere giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli
e devi cominciare da zero

Situazioni che stancamente
si ripetono senza tempo
una musica per pochi amici
come tre anni fa

A questo punto non devi lasciare
qui la lotta è più dura, ma tu
se le prendi di santa ragione
insisti di più

Sei testardo, questo è sicuro
quindi ti puoi salvare ancora
metti tutta la forza che hai
nei tuoi fragili nervi

Quando ti alzi e ti senti distrutto
fatti forza e vai incontro al tuo giorno
non tornar sui tuoi soliti passi
basterebbe un istante

Mentre tu sei l’assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadente
raccontare a tutta la gente
del tuo falso incidente

(Edoardo Bennato, 1973)

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